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PIMONTE

Pimonte o meglio “LOCUS QUI APUD MONTES”, piccolo centro già noto in età romana, oggi conosciuto come PIMONTE, ovvero “ AI PIEDI DEL MONTE S. ANGELO". Questo monte a “ tre pizzi” , alto 1444 m, prende il nome da una leggenda che narra dell’apparizione dell’Arcangelo Michele ai Santi Antonino e Catello, rifugiatisi su queste vette a causa di una invasione longobarda. Il centro dei Monti Lattari però prende vita, a tutti gli effetti, nel X secolo, quando gli indigeni si stanziano sulle alture, forti della loro posizione strategica.  Nel periodo di maggior splendore di Amalfi, Pimonte diviene roccaforte inespugnabile: la torre di Pino viene trasformata in castello, vero baluardo e simbolo del territorio, recentemente restaurato e inaugurato lo scorso diciannove settembre. Saraceni, longobardi ed altri popoli sono passati per il posto, indubbiamente ricco di storia e cultura e, un tempo, meta di pellegrinaggi dato che sulla collina di Pino sorgevano varie chiese, di cui oggi restano solo pochi resti. Ma non solo: è noto ormai a tutti che i reali della casa Borbone frequentavano il posto, per le loro abituali battute di caccia. Ormai è noto che anche il Re Ferdinando IV era solito recarsi a Pimonte, non solo per la caccia ma anche per la devozione alle leggendarie "Spine del Redentore". Ma facciamo un passo indietro. Nel 1656, anno della tragica peste, un vandalico incendio distrusse l'antica reliquia delle spine del Redentore: il ricordo di queste sopravvive ancora oggi, Ferdinando IV e suo figlio Francesco, ai tempi del Regno delle Due Sicilie, nel recarsi a caccia tra i boschi di Pimonte, risiedendo nel loro palazzo di Quisisana a Castellammare, ricordavano sempre di venire a venerarle, essendone profondamente devoti.
Nella zona di via Fiume, ai lati del portone dell’antica casa Cuomo, dove i Reali sostavano lungo il percorso verso la chiesa di San Michele, due lapidi ricordavano l’evento. Una fu rimossa prima del 1968 e si trova ora murata nella casa che appartenne a Casimiro Donnarumma (già sindaco del Paese) a via Piana, l’altra è scomparsa dopo l’abbattimento della storica abitazione dopo il terremoto del 1980: ma se desiderate passeggiare ed ammirare uno dei paesaggi più incantevoli del mondo allora bisognerà percorrere la strada che da Tralia, via Canti, porta al Palazzo Reale di Quisisana, lungo una fitta vegetazione di immensi castagni secolari, terrazzamenti e profumi; la stessa strada che un tempo percorrevano i sovrani Napoletani per le loro battute di caccia e per onorare la reliquia della “Spina Santa” custodita nella Chiesa di San Michele Arcangelo, protettore di Pimonte, ed eterno vincitore del demonio.

 Valle Lavatoio

La location del Presepe Vivente di Pimonte, capofila dell'evento, sarà la suggestiva cornice della Valle Lavatoio, particolarmente cara agli abitanti del luogo e dalle caratteristiche uniche, soprattutto naturali. Una vegetazione fitta investe tutta la valle, un tempo importante crocevia, come si può dedurre dai sentieri che, in tempi remoti, la collegavano coi principali snodi della Repubblica di Amalfi, passando per Agerola addirittura. Si parla di uno scenario che ben si presta alla rappresentazione e che riproduce in maniera ottimale un ambiente puro, incontaminato, ideale per riproporre le scene della natività. Il tutto è reso ancora più caratteristico dal paesaggio che evoca tempi d'oro, fatti di cultura e tradizione, di musica, di armonia con la natura. Semplicemente imperdibile per questo Natale. Sarete immersi in un luogo ameno, circondati da musica e balli tradizionali: celeberrima la "tamurriata pimontese", addirittura studiata ed esportata al di fuori dei confini del centro da cui prende vita: Roberto de Simone, nella sua opera "Tradizione in Campania", definiva la tamurriata pimontese unica nel suo genere, con uno stile tutto suo.